IL MUSEO DEL VINO DELL’AZIENDA PITTARO A ZOMPICCHIA DI CODROIPO
Il museo si trova all’interno dell’azienda agricola sorta nel 1972 grazie all’iniziativa di Pietro Pittaro, discendente da una famiglia di vignaioli.
L’esposizione comprende una cospicua raccolta di bicchieri, bottiglie, oggetti da decorazione e più in generale di tutto ciò che parla della storia della vite e del vino dal 1600 al 1930, prima della comparsa delle macchine automatiche. I pezzi esposti sono circa 5.000 ed occupano una superficie di 1.000 mq.
Pietro Pittaro ha iniziato la raccolta di oggetti nel 1970 acquistandoli nei mercatini, dai collezionisti e in qualche asta. Il Museo è un unicum nel suo genere in Italia: visitandolo si ha la sensazione di entrare in contatto non solo con la storia del vino, inteso come prodotto della vite e della civiltà contadina ma anche come bevanda consumata dalle persone di qualsiasi ceto sociale. Soprattutto le classi nobili, la borghesia e il clero, grazie alle loro notevoli disponibilità finanziarie hanno commissionato tutta una serie di oggetti estremamente raffinati che ci hanno permesso di conoscere i loro gusti estetici.
L’esposizione inizia al piano terreno dove sono presenti lavori di soggetto profano e religioso: possiamo subito ammirare un’opera molto raffinata, realizzata nell’isola di Murano nel 1930 circa: si tratta di una piccola scultura in vetro che rappresenta una ragazza con la schiena rivolta all’indietro che tiene in mano un grappolo d’uva.
Estremamente particolari, se consideriamo il tipo di committenza, sono alcuni bicchieri di cristallo prodotti per le logge massoniche che si ispirano alla Massoneria,
associazione ispirata al Deismo e al Razionalismo, nata in Inghilterra nel XVIII secolo e diffusasi in Europa, con una rigida struttura gerarchica e alcuni rituali coperti dal segreto.
I bicchieri qui esposti provengono dall'Europa dell'Est: colpiscono l'attenzione del visitatore perché riproducono con dovizia di particolari il sole, la cazzuola, il compasso, la squadra e molti altri simboli della Massoneria e della specifica loggia di appartenenza.
Interessanti sono anche i bicchieri della Mitteleuropa del 1800, riconducibili al Biedermeier, movimento artistico-ornamentale sorto tra il 1815-1848 diffusosi tra la borghesia tedesca e austriaca, che valorizzava la sobrietà e l'armonia, in contrapposizione allo stile precedente chiamato Impero che invece esaltava i decori e gli orpelli.
I bicchieri esposti scino di cristallo intagliato, inciso e "incamiciato", cioè abbellito con smalti.
Molto particolari sono le varie raccolte di ampolle in vetro, provenienti sia da Venezia che dall'Europa. Di solito questi oggetti venivano commissionati a imprese vetrarie artigiane. Alcuni di essi sono smaltati in oro o realizzali con metalli preziosi. Tra questi è doveroso ricordare due ampolle per acqua e vino in argento sbalzato del 1700 collocate vicino al bicchiere da tavola dell'Imperatone d'AustìiaFrancesco Giuseppe, pure in argento sbalzato lavorato manualmente. Suscitano curiosità alcuni piccoli utensili messi accanto al bicchiere dell'Imperatore: si tratta di frullini da spumante realizzati tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 che servivano per togliere le bollicine a questo tipo di vino. Interessanti sono anche i decanter, piccoli colini usati per trattenere i depositi del vino paragonabili ai colini da thè e i taste vin di origine francese risalenti al 1800 usati dai degustatori del tempo, antenati dei moderni somelier, per assaggiare il vino.
Di notevole interesse è anche il bicchiere in argento a smalti policromi commissionato dallo Zar Alessandro lI di Russia e la Testa di Volpe o Bicchiere della Staffa del 1700 di fabbricazione ungherese: era un bicchiere particolare usato dal cavaliere durante i suoi viaggi a cavallo che gli permetteva di bere senza dover scendere dal cavallo.
Vediamo inoltre una serie di boccali in ceramica del 1700, provenienti dalla zona di Ancona, destinati all'Impero d'Austria: in alcuni è raffigurata l'aquila bicipite adottata come simbolo dall'Impero austriaco.
Gli altri boccali in ceramica visibili provengono dai conventi e sono stati abbelliti con immagini sacre come il "Cristo Crocifisso".
Tra le collezioni di carattere religioso sottolineiamo tra l'altro la cospicua raccolta di calici del 1700/1800 in argento e coppa dorata, sbalzati a mano.
Al piano di sotto è esposta una vasta raccolta di bicchieri, bottiglie,
boccali e coppe, realizzati dai maestri vetrai dell' isola di Murano tra il 1500 e il 1800. È doveroso un cenno storico sull'argomento. La tecnica di lavorazione del vetro, risalente ai Fenici, arrivò a Venezia nel 982 d.C. Tale data è testimoniata dal documento di un monaco benedettino di nome Fiolario che produceva ampolle destinate all'uso domestico. Nel 1291 un decreto della Serenissima stabilì che le fornaci e i vetrai fossero trasferiti nell'isola di Murano - l'antica Amurianum - a causa dei pericoli d'incendio e inquinamento che creavano a Venezia. La Repubblica Veneta era severissima nella tutela dell'arte della lavorazione del vetro e i maestri vetrai erano obbligati a mantenere il segreto sulla loro professione, pena la condanna a morte.
Notiamo subito una serie di albarelli da farmacia del 1700 in vetro puro: in uno di questi è raffigurato San Nicola di Bari. Sono anche presenti altri albarelli, bottiglie e boccali coevi in vetro bianco opaco chiamato lattimo o latesin. Era questo un tipo di vetro che aveva avuto fortuna: Venezia lo aveva creato nel 1700 come sostituto della porcellana allo scopo di fronteggiare la concorrenza della Cina in tale settore.
Particolarissime le "cave a liqueur" del 1800: piccole cantine portatili, munite di bicchierini che i nobili si portavano appresso durante i viaggi in carrozza. Ci sono inoltre: un servizio composto da bottiglia e bicchierini appartenuto al Patriarca Dolfin del 1680 e una copia della coppa nuziale di proprietà della nobile famiglia omonima, il cui originale è conservato al Museo del Vetro di Murano.
Assai raffinate sono due bottiglie in vetro che celebrano il gemellaggio tra Murano e Burano: colpisce in modo particolare il pizzo di merletto realizzato in smalto che sembra appoggiato sul vetro e il tappo dipinto in oro. Sembra che a commissionare l'opera sia stata un'azienda, allo scopo di fare un omaggio alla propria clientela.
Altri lavori realizzati per famiglie nobili sono: le collezioni di bottiglie per il vino Picolit, realizzate nel 1750 per le famiglie Asquini di Fagagna e Mangilli di Savorgnano al Torre.
L'arte del vetro ha colto anche l'aspetto umoristico e scherzoso della vita; nel salone al piano di sotto sono esposte alcune bottiglie da scherzo del 1750/1820 a forma di buffi animali che sono state chiamate in questo modo perché, data la particolarità della forma, era piuttosto complicato riuscire a bere da esse o versare nel bicchiere il liquore.
La nostra visita si sposta al primo piano dove ci appare un grandissimo settore che ospita la storia della bottiglia da vino
e ripropone le vecchie botteghe legate alla produzione e alla vendita del vino.
La moderna bottiglia da vino è nata in Inghilterra nel 1652. Gli Inglesi, grandi colonizzatoli, avevano il monopolio dei commerci, erano proprietari di molte cantine a Porto in Portogallo, a Jerez de la Frontiera in Spagna, a Marsala in Sicilia e, oltre al whisky, possedevano distillerie ai Caraìbi. La comparsa della bottiglia rivoluzionò la conservazione e la commercializzazione del vino e degli alcolici e si diffuse successivamente in Europa: prima in Francia dove, nella regione Champagne-Ardenne, sorse la prima vetreria, all'inizio del 1700 comparve in Germania, nella zona del Reno e più tardi in Italia in Piemonte.
All'interno della collezione notiamo un vasto numero di bottiglie da vino prodotte dal 1700 al 1900 nonché delle interessanti bottiglie da liquore risalenti al 1830 che riproducono le facce di personaggi storici come la Regina Margherita e Garibaldi. Non mancano le bottiglie da gin, cognac e da birra con il tappo in sughero, antenato del tappo a corona della fine del 1800; le bottiglie da farmacia del 1700, le bonacce ad uso civile e militare in legno, nonché le bottiglie per la gassosa col tappo meccanico del 1900 e con il tappo a pallina dell' inizio del 1900.
Colpiscono per l'originalità e l'estro creativo due bottiglie rispettivamente a forma di cartella, di colore marrone, e a forma di Babbo Natale, colorata in rosso.
Dentro a questo immenso spazio c'è una testimonianza della Storia Antica offertaci da alcune anfore da vino romane, provenienti da Aquileia, del I secolo d.C.
Non mancano inoltre le misure da osteria con il piombo o il timbro, omologate dall'Ufficio Metrico, risalenti agli anni del Regno d'Italia.
Ci avviciniamo ora all'altro settore del secondo piano, dedicato alle antiche botteghe. Alla produzione del vino e degli alcolici era legato anche il lavoro di diversi artigiani che realizzavano tutto quello che rendeva possibile la loro conservazione e il loro commercio.
La prima bottega che notiamo è la stamperia: gli attrezzi visibili sono: la pedalina, antica macchina tipografica azionata a pedale, il torchio, che era la prima e più semplice macchina da stampa per realizzare i manifesti che pubblicizzavano le varie marche di alcolici e bevande, e gli stampi in pietra. Vediamo anche alcuni coloratissimi manifesti che ricordano le vecchie grappe, il liquore del pescatore, la prugna e la menta.
Proseguendo incontriamo la bottega del bottaio.
Quest'arte offriva lavoro a molte persone e, fin dai tempi più antichi, sviluppò proprie caratteristiche e usanze. Il bottaio era anche pubblico ufficiale perché certificava la capacità delle botti da vino o constatava il contenuto di una botte usando lunghe pertiche. Gli strumenti esposti sono: asce, curve in acciaio per la lavorazione delle doghe, pialle, trivelle e il tornio a mano.
La preparazione delle botti avveniva curvando col fuoco le doghe di legno accuratamente preparate e, formato il corpo laterale cinto di robusti cerchi in ferro o anticamente, anche di liste di castagno, si completava il tutto con fondi di chiusura.
Un'altra bottega importante era quella del sugheraio che preparava i tappi da mettere sulle bottiglie. Qui ci imbattiamo negli strumenti che egli usava tra cui il tornio a mano, la perforatrice e la lama rotante per il taglio dei quadretti.
Non poteva mancare lo spazio dedicato al viticoltore: vediamo esposti gli zoccoli che egli calzava, i vari tipi di forbice da vite, le roncole usate per potare i rami grossi, gli irroratori per la zolfatura, i diversi tipi di botti, nonché l'attrezzatura per imbottigliare il vino e la cantina.
Molto gradevole e originale è la ricostruzione della vecchia osteria, luogo tipico in cui gli uomini trascorrevano il tempo libero. Vediamo i tavoli dove la gente si sedeva, il bancone dell'oste, la vecchia cassa per riscuotere i soldi, i vari avvisi che venivano esposti come i! divieto di bestemmiare, di distribuire mance, di giocare alla morra.
C'è anche la bottega del vetraio con la ricostruzione della vecchia fornace dove veniva fusa la sabbia silìcea e gli arnesi usati per forgiare le bottiglie come: la canna da soffio, lo stampo in legno, la forbice e la pinza.
Possiamo anche ammirare la ricostruzione della distilleria con il distillatore del 1700. Le fornaci esposte sono state ricostruite sui modelli disegnati da Diderot, Dalembert e Mattioli.
Inoltre vediamo degli alambicchi con le relative serpentine di raffreddamento e contenitori di distillati in rame o vetro.
Come ultima segnalazione, indichiamo la presenza di un capolavoro: la Castellata Bolognese, uno splendido carro in noce biondo del 1869 lavorato a mano,
usato per il trasporto della botte: una volta, infatti, il vino veniva travasato nelle damigiane o nei caratelli portando la botte grande direttamente nell'osteria.
Colpisce profondamente la raffinatezza della sua lavorazione: basti pensare che, nel retro del carro, è incisa la bellissima immagine di San Giorgio che combatte il drago.
Al termine del nostro viaggio affermiamo che, visitare il Museo Pittaro, è una tappa d'obbligo, non solo per gli abitanti della nostra Regione, ma anche per i turisti: vedendolo di persona, oltre a renderci conto che la nostra descrizione evidenzia solo in parte quanto esposto, comprendiamo inoltre che il "mondo del vino e delle bevande" non è solo legato all'esigenza vitale del bere, ma rappresenta, nel corso del tempo, lo stile di vita e i gusti estetici di tutte le classi sociali.
* Articolo pubblicato nel Notiziario ERSA 1/2007 - Foto: Ennio Calice
venerdì 30 aprile 2010
|
|





